Diverso tra gli uguali
Ricorda sempre che sei unico, esattamente come tutti gli altri.
Chi Sono
Qualcuno disse che lo scopo della vita è lo sviluppo del proprio io e che il completo sviluppo di se stessi è la ragione d'essere di ognuno di noi. Passo per passo, lentamente, erigo una fortezza del mio io, ed ognuno può accostarsi per prendere spunto per fermarsi, riflettere e ripartire per la propria strada. E' d'amore, di morte e di mille altre sciocchezze che questo blog tratta nel modo più crudo e diretto possibile.
Amo
la mia ragazza, la mia famiglia, la mia casa, le vere amicizie, la mia città , la cultura, la musica, dylan dog, viaggiare, la diversità .
Odio
l'ipocrisia, chi non prende posizione, chi disprezza, chi ti volta le spalle, la prepotenza, la mafia, lo snobismo, il falso perbenismo.
La gente originale (lyric)
Nonostante il conto di ogni mia visita oculistica, la mia vista ancora mastica libri di saggistica, resto in camera rifletto su ciò che ho letto, Flaubert scriveva già da ragazzetto: m'aspetto da questa cartapesta società che é meglio fare i PR per locali fuori città , felicità ? Mangiare un panino? Beh, c'é chi non distingue Titanic da Pierino, c'é persino chi fa il figlio dei flower, si batte per i diritti del chihuahua, ma dai! Non mi vorrai nel viavai di guerrafondai? Non sai chi sei quindi vai vai. Questo non m'ascolta, prevedibile! Il cervello dell'utente da me chiamato non é al momento raggiungibile: è con te che parlo o con il tuo fac-simile? Chatta pure, perché parlare é più difficile. Viva viva viva la gente originale che in una mongolfiera velocemente sale e grida "uh yeah", le mie speranze no, non sono buie e non mi faccio male, viva viva viva la gente positiva, é una locomotiva che parte e quando arriva grida "uh yeah", le mie speranze no, non sono buie yeah yeah! Non fumo, non mi canno, non mi drogo, non bevo, a volte penso di essere il vero alternativo, più contorto di un ulivo sono quando penso, scanso lo scarso col piercing e tatoo sul dorso: sono, non appaio, mordo, non abbaio, coi soldi che c'ho più che una coca piglio due Pejo, chiamami Caio o Tizio, dammi un giudizio tanto schizzo come spumante a poco prezzo. Altro che grezzo, sono un bravo ragazzo, educato, posato, creato per essere maritato e trascurato, come potrei fare il fighetta di Montecarlo se ti parlo da Molfetta. Aspetta a giudicare se non mi vuoi su questo sample, la mia capa é rezza più di Shirley Temple, oh misericordia, mi faccio in tre come Gordian, schivi alternativi state in guardia. Viva viva viva la gente originale che in una mongolfiera velocemente sale e grida "uh yeah", le mie speranze no, non sono buie e non mi faccio male, viva viva viva la gente positiva, é una locomotiva che parte e quando arriva grida "uh yeah", le mie speranze no, non sono buie yeah yeah! Eppure potrei stare con certi amici miei che ne sanno di canne più di Sampei, hey, giammai! Preferisco a mille la mia lady, parla di Labuan di questo Kabir Bedi, vedi... come lo jedi ritorno da lei, te lo ripeto come un delay, preferirei serate di passeggiate, io la tipa e il passeggino, andare al cine e organizzare cene col vicino, bacino... sono vivo, obbediente più che trasgressivo, primitivo invece che moderno, non mi specchio come fa il firmamento sull' Arno d'argento. Mi piace la gente normale, che svolge una vita normale, che ha figli da sfamare, bollette da pagare e non ha manco il tempo per cagare. Viva viva viva la gente originale che in una mongolfiera velocemente sale e grida "uh yeah", le mie speranze no, non sono buie e non mi faccio male, viva viva viva la gente positiva, é una locomotiva che parte e quando arriva grida "uh yeah", le mie speranze no, non sono buie yeah yeah!
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domenica, 08 novembre 2009
Importanza alla vita
Spesso ci troviamo ad ascoltare ed analizzare dibattiti sull'aborto. E' giusto porre fine ad una vita umana prima che possa nascere oppure è moralmente sbagliato e non si dovrebbe neanche porra la questione se decidere se la vita possa continuare o no? oggi disponiamo delle tecnologie e degli studi adatti per porci secondo prospettive diverse che nel passato. Anche le cellule germinali quali lo spermatozoo e l'oocita sono pulsanti di vita, perchè contengono al loro interno tutto il corredo genomico che darà imput all'avanzare e sviluppare della vita. Però, fin'ora, non ho mai visto dibattiti paragonabili se è eticamente giusto masturbarsi dato che ogni eiaculazione uccide milioni di spermatozoi, potenzialmente migliaia di dottori, avvocati, letterati, poeti, killer, casalinghe e così via. Lasciamo da parte ovviamente la chiesa, dato che il sesso nell'uomo è stato concepito solo per la procreazione. La masturbazione, anzi, dovrebbe essere eticamente peggiore perchè attuandola la vita nel suo essere viene messa a tacere fin da subito (che poi, proprio subito non è), e non si parla di una sola vita ma di svariati milioni. Se una coppia non vuole un bambino in quel momento, secondo me è giusto che si possa scegliere se tenerlo o meno. Alla fine, la sensazioni fisiche e psicologiche si riscontrano quando vi è un sistema nervoso ben organizzato e funzionale. L'aborto è legale nei tre mesi dal concepimento. A tre mesi, il neofeto, non ha un SN ben organizzato e pulsante, dunque qualsiasi sensazione, qualsiasi idea di cosa gli sta accadendo, di cosa sta succedendo dentro e fuori è palesemente accertata che non piò esserci. Noi ci proclamiamo la razza terrestre che può e deve plasmare ogni cosa, ci poniamo al di sopra anche quasi di dio, ma quando si parla di etica e di morale subito finisce il finimondo. E intanto milioni di animali vengono scannati per fare pellicce, scarpe, gilè e qualsiasi altra forma di vestito. Perchè ovviamente è intrinseca ormai la questione che gli animali sono inferiori all'uomo. Che bisogna poter fare tutto a piacimento nostro a discapito degli altri organismo viventi. Uccidere un orso per fare la pelliccia non è peggio du uccidere un feto di tre mesi appena uscito dallo stato embrionale se la società di oggi ci pone di fronte a una caterba di problematiche per il mantenimento di un figlio? E' giusto ammazzare arpionare e uccidere a morte le balene per l'olio pregiato che se ne ricava? o le foche? o gli elefani per l'avorio delle zanne? è giusto fare esperimenti su embrioni e feti animali ed evidenziare una miriade di problematiche per quelli umani? non è giusto poter fermare un organismo che sta sviluppandosi e farlo in tempo prima che possa iniziare realmente a capire se le situazioni non sono adatte a portare avanti il concepimento di questo? Dio teniamolo fuori, è ipocrita menzionarlo solo quando ci sono questioni che non vengono comparate in altro modo.
Scritto da:
RedDragonMe89
alle ore 14:55 |
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commenti (2)
Categoria:
riflessioni
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attualitÃ
giovedì, 21 maggio 2009
Chernobyl dopo 20 anni fa ancora paura
Ecco un reportage che ho trovato per caso su internet.. a voi la lettura.
Il «sarcofago» è sempre più malconcio. L'avevano garantito per diciotto anni e, puntualmente oggi, sta andando a pezzi. Come un'enorme tomba di misteri e veleni, nella città degli spettri e degli scheletri, con il suo tetto sconquassato. Immaginatevi un coperchio sgangherato su un pentolone dentro il quale continua a ribollire un cocktail di veleni. Qualcosa come duecento tonnellate di uranio attivo. Anche se gli ingegneri si affaccendano con apparecchi di rilevamento, misurano la temperatura dell'acqua e sistemano le crepe lungo la superficie di mille metri quadrati. Anche se il presidente Yushcenko, prima del risultato elettorale non proprio esaltante, aveva promesso e sbandierato l'appalto di un nuovo deposito di scorie. Solo che per realizzarlo, oltre ai miliardi, servono cinquemila volontari. Pagati bene, molto bene, il triplo di uno stipendio medio, dovrebbero lavorare a turno quindici giorni al mese. Ma come si fa a fidarsi? Chernobyl fa ancora paura.
Come vent'anni fa. Quando, il 26 aprile del 1986, l'esplosione del reattore numero quattro della centrale nucleare rilasciò nell'atmosfera radioattività pari a 150 milioni di curie, cinquecento volte più del bombardamento atomico di Hiroshima e Nagasaki. Quattromila morti (seicento solo fra gli elicotteristi che sorvolarono la zona nelle ore immediatamente successive) per l'Organizzazione mondiale della sanità, mezzo milione, secondo uno studio pubblicato di recente nel Regno Unito. Nel frattempo Chernobyl non ha traslocato, è ancora qui, a 120 chilometri da Kiev, e si raggiunge piuttosto agevolmente in un paio d'ore. Solo che, man mano che ti avvicini, percepisci sulla tua pelle, e non ci riferiamo alle invisibili, inevitabili, radiazioni stagnanti, di entrare in un clima surreale. Documenti , permessi, targhe di auto e nominativi del conducente e dell'equipaggio di ogni veicolo in transito, debbono essere dichiarati per tempo seguendo una procedura burocratica discretamente estenuante che alza il livello di guardia tra la prima e la seconda «zona di rispetto», a trenta chilometri dalla centrale. A meno di venire da queste parti, ecco l'opzione surreale, come semplici turisti. Opzione a costo zero in termini di fatiche burocratiche e abbordabile in termini di spesa: 1.200 hrvine, cioè 200 euro.
Vent'anni dopo, il luogo dell'orrore diventa meta di un turismo che sembra figlio del più sconfortante reality show. E così, nell'irrealtà della realtà di questo clima che ti avvolge, turbandoti profondamente, c'è la semplicità disarmante di una gita turistica organizzata dall'agenzia Artex di Kiev in tandem con l'unico ente che abbia ottenuto il placet del governo ucraino per muoversi all'interno della centrale nucleare, la Chernobyl Interform, di Danil Kiriakov. Telefoni, prenoti, paghi la quota pattuita e hai diritto a viaggiare su piccoli pulmini fino a Chernobyl , a visitare la centrale nucleare, arrivando fino a 300 metri dal sarcofago che contiene i resti ancora minacciosi del tristemente famoso quarto reattore. È compresa una colazione al sacco, con cibo portato da Kiev, e quindi, ufficialmente, non contaminato. E, come ogni gita turistica degna di definirsi tale, sono persino previsti due eventuali extra: un pernottamento in loco, 250 hrvine e, per chi crede che una centrale nucleare sia simile al Gran Canyon visto dall'alto , un giro in elicottero (2.500 hrvine, poco più di 400 euro). «Ti porterai a casa - assicura Kiriakov anche a noi, come fa con ogni cliente prima della partenza - un’emozione irripetibile. In effetti - ammette il titolare della Chernobyl Interform - non ci si arricchisce coi turisti di Chernobyl. L'anno scorso abbiamo portato 82 gruppi il che significa un fatturato di 100mila hrvine».
Il risultato? Forse è una scarica di adrenalina quando vedi schizzare il rilevatore di radioattività, da 10 a 900 microroentgen appena hai fatto pochi passi all'interno della città proibita. O forse è lo sconforto , dopo aver superato il check point di Dyatky, di giungere a Chernobyl attraversando soltanto la desolazione, più desolata e desolante, di una zona che un tempo era abitata da quattrocentomila persone. Quel guardarti attorno e vedere solo triangoli rossi che segnalano case e strade sepolte sotto dieci metri di terra per arginare le fughe radioattive. E poi la tristezza delle lapidi che, dentro la zona interdetta, ricordano «gli eroi che hanno salvato il mondo». Già, gli eroi che hanno salvato il mondo. Nell'apocalittico scenario di quelle ore ebbero un ruolo non meno drammatico i 600mila «liquidatori», cioè le persone incaricate del seppellimento delle scorie più pericolose nei trenta chilometri all' intorno del reattore, e impiegate, nei sei mesi seguenti all'esplosione, a costruire quel gran gabbione alto 74 metri, che ricopre oggi il reattore distrutto. Il «sarcofago», appunto.
«Siamo stati contaminati a migliaia tra operai e tecnici. Ma nel novembre 1986, grazie al nostro coraggio, Chernobyl fu dichiarata dalle autorità sovietiche di nuovo sotto controllo». Eugeny Fimenko, 64 anni, è un ex ufficiale dell'esercito. Lo incontriamo a Kiev. Era in servizio a Chernobyl nei giorni del disastro. «Fui tra i primi - racconta quasi balbettando per l'emozione - che intervennero a mani nude sul luogo dell'esplosione. Solo in quel primo impatto mi sono preso in tutto il corpo con 200 Rem di radiazioni. Per più di duecento giorni ci misero a lavorare senza sosta per spegnere il reattore esploso. È stata un'esperienza terribile, provo a cacciare indietro quel ricordo, quei giorni. Ma come si fa? Ogni volta me la ritrovo, la rivedo davanti come un film straziante».
Eugeny oggi tira avanti, come un derelitto che sopravvive a se stesso vedendo morire, uno dopo l'altro, gli amici e i colleghi che erano con lui quel 26 aprile del 1986. Così ha scritto una lettera a Yushcenko e un’altra a Yanukovic per chiedere che, se non la pensione, venga aumentata almeno la quota destinata all'acquisto dei medicinali con cui deve curarsi. Niente. Dovrà continuare a cavarsela con 12 copechi. La miseria degli spiccioli che non si darebbero nemmeno a un medicante.
La nuvola radioattiva di Chernobyl contaminò in varia misura l'Europa. Centosessantamila chilometri quadrati di territorio inquinato, per intenderci una regione pari al doppio dell'Austria. Circa 9 milioni di persone furono colpite direttamente o indirettamente da una sorta di genocidio atomico. Gli elementi più volatili precipitarono a grande distanza, vedi lo iodio 131 e il cesio 137 che fu trovato anche in Italia, in quantità maggiore al Nord e minore al Sud. Da noi come in Polonia, Germania, Austria, Ungheria, fu necessario distruggere prodotti agricoli e latte contaminati. In Finlandia, Svezia e Norvegia si dovettero eliminare le carcasse delle renne morte per aver mangiato vegetazione contaminata. In Ucraina, Russia e Bielorussia furono inquinati 130mila chilometri quadrati di territorio. Le prime notizie furono frammentarie. Si sapeva soltanto di diverse persone ricoverate per ustioni. Le autorità dell'impero sovietico già in disfacimento cercarono persino di disturbare le trasmissioni radio provenienti dall'estero ma da una stazione svedese fu possibile sapere che in una vasta zona, non lontano da Kiev e dal confine con la Bielorussia, i livelli di radioattività si erano improvvisamente alzati a dismisura. Dei 135mila abitanti della zona vietata dopo l'incidente, 115mila furono allontanati nella prima settimana. Oltre ottantamila sono stati spinti ad andarsene o se ne sono andati spontaneamente in questi vent'anni.
Il maggiore effetto della catastrofe è stato l'aumento dei tumori della tiroide nei giovani di meno di 15 anni quattro anni dopo l'incidente in Bielorussia, quindi in Ucraina e, dal 1992, in due regioni della Russia. Uno studio sui bambini di Mogilev, 300 chilometri da Chernobyl, pubblicato su Nature, rivela infatti una abnorme frequenza di mutazioni genetiche. I ricercatori hanno esaminato i «microsatelliti», ovvero pezzetti di Dna nel nucleo delle cellule . Nei figli nati nelle famiglie esposte all' incidente atomico compaiono infatti mutazioni genetiche con frequenza doppia rispetto ai bambini nati altrove. Queste mutazioni rappresentano un danno al codice genetico che viene trasmesso di padre in figlio, in modo indelebile. Oltre che sulla popolazione umana ci sono state conseguenze su quella animale. E, su questo fronte, leggende e realtà si mescolano nella Chernobyl di oggi, popolata da mostruosi mutanti. Si racconta che nelle ore notturne scorrazzino cinghiali famelici, di stazza tripla del normale. Saranno fantasie ma si vedono orribili pesci siluro di una trentina di chili di peso che nuotano nelle acque contaminatissime del Pripyat, il fiume affluente del Dniepr. Pripyat era anche la cittadina-dormitorio dei lavoratori di Chernobyl , sei chilometri dalla centrale. Dove oggi i palazzi evacuati sono ancora in piedi assieme ai resti di qualcosa che dovrebbero essere un supermercato e di due alberghi. Ci abitavano in 45mila qui, ora somiglia a una discarica a cielo aperto. Sono state erette barriere che, nottetempo, vengono eluse da curiosi, sciacalli o collezionisti di macabri reperti. Ci sono persino cento-centocinquanta abitanti della regione che hanno deciso di tornare. Per concludere la loro vita lì dove sono nati e cresciuti. Eremiti alla fame, che vivono come reduci di una guerra che sanno di aver perso tanti anni fa, sparsi in una decina di villaggi.
Ufficiale è invece la presenza di quattromila persone che alla centrale continuano a lavorare. Si sforzano di essere ottimisti. O di far finta di niente. D'altra parte la loro vita e quella dei loro ventimila familiari dipende dal futuro di Chernobyl. Mangiano cibo sicuro, visto che tutto, a cominciare dall'acqua e dalla farina arriva da zone non contaminate. Le squadre che lavorano nelle zone a maggior rischio vengono sostituite ogni due settimane. Hanno tutti un alloggio gratis nella città di Slavutich, fuori dalla zona proibita, medici a loro disposizione e professori pagati per insegnare ai loro figli. Così in questo angosciante limbo popolato di cuffiette bianche e mascherine, c'è persino chi si ritiene fortunato di godere di uno standard di vita forse tra i più alti dell'Ucraina.
Scritto da:
RedDragonMe89
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